Udine

Udine     
udine si trova a nord oriente del nostro paese c'è un bellissimo castello con diversi musei una galleria di quadri famosi un panorama sulle montange circostanti. questa citta mi piacerebbe visitarla.
poco più di 20 km dalla Slovenia , e circa 54 km dall'Austria. Ciò la pone in una posizione strategica, presso l'intersezione delle direttrici europee est-ovest (Corridoio V o Mediterraneo) e nord-sud (Via Iulia Augusta, ora riconosciuta dall'Unione europea come parte del Corridoio Baltico-Adriatico), sulla via che porta verso l'Austria e verso l'est europeo.
una altra cosa che mi piace è piazzata molto bene per andare in europa. c'e la frontiera
il dialetto è friulano con origini della lingua serbo croata.

Torino

 

Torino Turin in piemontese è un comune italiano di 875 049 abitanti, capoluogo dell'omonima città metropolitana e della regione Piemonte. Cuore di un'area metropolitana con 2 milioni di abitanti su una superficie approssimativa di circa 2 300 km²,[7] la città di Torino è il quarto comune italiano per popolazione, il terzo complesso economico-produttivo del Paese e costituisce uno dei maggiori poli universitari, artistici, turistici, scientifici e culturali d'Italia. Nel suo territorio sono inoltre presenti aree ed edifici inclusi in due beni protetti dall'UNESCO: alcuni palazzi e zone facenti parte del circuito di residenze sabaude in Piemonte (patrimonio dell'umanità[8]) e l'area delle colline del Po (riserva della biosfera).

Città dalla storia bimillenaria, fu fondata probabilmente nei pressi della posizione attuale, attorno al III secolo a.C., dai Taurini, quindi trasformata in colonia romana da Augusto col nome di Iulia Augusta Taurinorum nel I secolo a.C.. Dopo il dominio ostrogoto, fu capitale di un importante ducato longobardo, per poi passare, dopo essere divenuta capitale di marca carolingia, sotto la signoria nominale dei Savoia nell'XI secolo. Città dell'omonimo ducato, nel 1563 ne divenne capitale. Dal 1720 fu capitale del Regno di Sardegna (anche se solo de facto fino alla fusione perfetta del 1847, quando lo divenne anche formalmente),[9] Stato che nel XIX secolo avrebbe portato all'unificazione italiana e che fece di Torino la prima capitale del Regno d'Italia (dal 1861 al 1865).

Sede nel 2006 dei XX Giochi olimpici invernali, città natale di alcuni fra i maggiori simboli del Made in Italy nel mondo, come il Martini, il cioccolato gianduja e il caffè espresso, è il fulcro dell'industria automobilistica italiana, nonché importante centro dell'editoria, del sistema bancario e assicurativo, delle tecnologie dell'informazione, del cinema, dell'enogastronomia, del settore aerospaziale, del disegno industriale, dello sport e della moda.

 

Particolai Di Firenze: La

 

FIRENZE E LA SUA RETE DI TRASPORTI
La prima rete tranviaria di Firenze entrò in servizio nel 1879 e divenne ben presto famosa per integrare la prima tranvia a trazione elettrica italiana, la Firenze-Fiesole.
Penalizzata come molti impianti analoghi dall'avvento della motorizzazione privata e da un orientamento non favorevole ai sistemi di trasporto pubblico di massa, la rete subì nel secondo dopoguerra un progressivo declino fino alla chiusura dell'ultima linea, avvenuta nel 1958
Oltre alla rete tranviaria c'erano i pullman e il giorno di venerdì 23 maggio 2014 si è spento in Firenze Nicola Cefaratti, autore oltre che di un notissimo libro sulla SITA e di un altro, non meno noto, sulle autolinee gestite dalla Società Lazzi di due fondamentali volumi sulla storia del trasporto pubblico locale a Firenze (dal 1865 al 2005),del quale va considerato certamente il maggiore esperto: una sorta di vera e propria enciclopedia,nella quale primeggia la trattazione sui suoi amatissimi tram,

Inaugurata il 19 settembre 1890, la tramvia elettrica da Firenze a Fiesole fu in assoluto una delle prime in Italia. Realizzata con captazione della corrente da filo aereo (sistema “Sprague”), era esercitata con vetturette lunghe solo 6 m, le cui parti meccaniche ed elettriche erano arrivate nella città del Giglio direttamente da Oltreoceano, mentre le casse (numerate 1÷12) furono realizzate dalle locali “Officine Desireaux”.

La massima parte dei tram fiorentini fu ricostruita seguendo un disegno unificato negli anni ’20 del XX secolo. Lo schema generale delle motrici prevedeva cinque moduli laterali e la cassa coperta da un lucernario lungo quanto la vettura e spiovente sulle due piattaforme. Due furono i modelli realizzati: “a cassa corta” (lunghezza totale mm 7900) e a “cassa lunga” con truck Brill 21E (originariamente mm 1829) allungato a 2000 mm e lunghezza totale di mm 8360. Fu, questo, il tipo più diffuso nel capoluogo toscano (120 tram vs 28).

Non bisogna lasciarsi impressionare dalla inserzione di vetture a cassa corta e/o lunga nella stessa serie. Non diversamente che in altre città a Firenze i tram furono suddivisi, a seconda del motore e della sua potenza, in tre grandi gruppi: matricola 1 a seguire: motore GE 58 o DK 30B; gruppo 101 a seguire: motore GE 800; gruppo 201 a seguire: motore GE 57. Queste ultime motrici - dette “le 100 cavalli” - erano atte a trainare anche due rimorchi.

Benché fino al 1956 abbiano circolato sulla rete fiorentina persino rimorchi provenienti dalla rete a cavalli (!!!!), la massima parte delle carrozze trainate seguì lo schema delle motrici, come si può chiaramente dedurre da questa immagine che ci mostra un convoglio nei pressi della stazione ferroviaria di S. Maria Novella.

Ancora nei pressi della stazione, una delle “locations” più frequenti per ritrarre i tram fiorentini. Qui siamo a metà degli anni ’50, come dimostrano i due FIAT 680 RN Viberti che affiancano la vettura 237, un tram “a cassa lunga” dotato di motori GE 57.

Durante gli anni della 2^ Guerra Mondiale, presso le Officine “San Giorgio” di Pistoia furono realizzate per l’Azienda di Firenze dieci casse metalliche di tipo aerodinamico con porte pneumatiche a 4 antine, che vennero montate su vecchi truck Brill allungati a mm 2250. I “nuovi” tram vennero immatricolati nella serie 1101÷1110.

Tra il 1926 e il 1927 l’ATAF acquistò dodici trucks della Brill di Philadelphia della lunghezza di mm 5887 del tipo a carrelli monoassiali, sui quali vennero montate casse costruite nelle Officine sociali unificate nel disegno alle altre vetture fiorentine. Le motrici di questo gruppo (in origine numerato 401÷412) - che vennero dette “Radiax” - subirono anch’esse la sostituzione totale della cassa nel dopoguerra costituendo il nuovo gruppo 1151÷1162. Le nuove casse metalliche furono costruite dalle Officine Lotti di Firenze e dalla SACFEM di Arezzo.

Esemplare unico, la vettura 1201 del parco tramviario fiorentino (ex-59) fu un tentativo di ricostruzione peraltro senza seguito effettuato dalle Officine Sociali nel 1947. Il tram - oltre ad essere unidirezionale e a presentare la carenatura qui visibile - era dotato di due portine pneumatiche a quattro antine sul modello delle vetture ricostruite dalle Officine “San Giorgio”.
Lancia Esatau P - Pistoiesi CGE che l’ATAF ha numerato 2201÷2211 e che presentavano quel finestrino chiuso in più all’altezza del posto del bigliettaio che l’AERFER riprenderà nel costruire per Napoli gli ALFA 911 - AERFER Ocren del gruppo 4301÷4323.


di due fondamentali volumi sulla storia del trasporto pubblico locale a Firenze (dal 1865 al 2005),

del quale va considerato certamente il maggiore esperto: una sorta di vera e propria enciclopedia,

nella quale primeggia la trattazione sui suoi amatissimi tram,

La massima parte dei tram fiorentini fu ricostruita seguendo un disegno unificato negli anni ’20 del XX secolo. Lo schema generale delle motrici prevedeva cinque moduli laterali e la cassa coperta da un lucernario lungo quanto la vettura e spiovente sulle due piattaforme. Due furono i modelli realizzati: “a cassa corta” (lunghezza totale mm 7900) e a “cassa lunga” con truck Brill 21E (originariamente mm 1829) allungato a 2000 mm e lunghezza totale di mm 8360. Fu, questo, il tipo più diffuso nel capoluogo toscano (120 tram vs 28).



I ponti di Firenze oltrepassano il fiume Arno dalla riva destra, dove sorgeva la città, all'Oltrarno sulla riva sinistra, che ebbe un carattere più popolare fino a quando Cosimo I vi trasferì la sua residenza nel XVI secolo dopo l'acquisto di Palazzo Pitti.
Tutti, con la sola eccezione di Ponte Vecchio, furono fatti brillare da parte dei tedeschi nella notte tra il 3 ed il 4 agosto 1944, venendo poi ricostruiti in seguito[1].

 

rione Rifredi-Romito-Vittoria

Il rione della Vittoria a Firenze fu chiamato così nel primo dopoguerra, per poi divenire, nel 1927 - circa - il Rione Romito-Vittoria per la vicinanza con la zona del Romito, dove c'era fino dal 1925 la Chiesa dei Frati Cappuccini, con funzioni di Asilo Mortuario (ed era inclusa la via del Romitino). Questo rione, nel 1927, era compreso a Nord, dal Ponte Rosso a Rifredi e, da Levante verso Ponente, dal Pellegrino al Romito, comprendendo un'area di circa quattro chilometri quadri, con una popolazione di quasi ventimila abitanti, con otto opifici industriali, undici officine meccaniche, numerosi servizi commerciali, il grande Convento dei Cappuccini, il Museo Stibbert, la Villa Fabbricotti. Di esso oggi fanno parte anche la Chiesa dell’Immacolata, la Chiesa di San Martino a Montughi, Via Luigi Lanzi, dove c'erano le rimesse, la cucina e la torre mozzata della Villa del Vescovo, Vicolo dei Bigozzi, dove si trovavano i locali di studio, i dormitori e il muro merlato di questa villa, Piazza della Vittoria, la Stazione di Firenze Statuto, vicina a Via dello Statuto. Il quartiere comprende anche la frazione La Lastra, che si sviluppa lungo la Via Bolognese, subito dopo la borgata del Cionfo. Qui la strada principale si biforca nelle diramazioni Vecchia e Nuova, che si ricongiungono dopo un breve percorso presso Trespiano.

 

 

Il toponimo Peretola potrebbe derivare da una corruzione del nome pera. Il pero fu, in passato, una pianta molto diffusa nella pianura e il frutto si trova negli stemmi delle famiglie originarie di Peretola.[1]

Probabilmente questo borgo affonda le sue radici all’epoca etrusca, in quanto, secondo alcuni storici, un sobborgo di Peretola , Motrone, deriverebbe da un toponimo etrusco latinizzato in Mutro, Mutronis da cui derivò l’odierno Motrone.[2]

Il borgo di Peretola è menzionato per la prima volta in un documento datato 12 agosto 1178[3] e conobbe nel XV secolo un periodo di notevole sviluppo, quando Firenze godette del maggior splendore economico e culturale. Peretola si trovava tra due grandi vie di comunicazione di via Pistoiese e via Pratese, e fece parte del comune di Brozzi fino al 1928, anno in cui quest'ultimo fu soppresso.

Peretola fu il luogo di origine della famiglia Vespucci, da cui nacque il celebre navigatore Amerigo. Nel vecchio borgo è ancora ben conservata la casa della famiglia ed al suo famoso esponente è stato intitolato il vicinissimo Aeroporto di Firenze-Peretola.

Sempre qui nacque Tommaso Masini, detto Zoroastro da Peretola, amico e collaboratore di Leonardo da Vinci che si narra fosse lo spericolato collaudatore della "macchina per volare" inventata dallo scienziato. Come è noto, l'ardito esperimento fallì ma pare che Tommaso non riportasse serie conseguenze fisiche dallo sfortunato volo. Monumenti

La pieve di Santa Maria a Peretola ospita un capolavoro di Luca Della Robbia, il Tabernacolo del Sacramento (1441) ed un fonte battesimale di Francesco di Simone Ferrucci (1446). Il vicino oratorio della Santissima Annunziata è un raro esempio di architettura neoclassica nella zona.

Una corte di Peretola

Appena fuori dal vecchio borgo, si trova un grazioso oratorio dedicato a Santa Maria Vergine (1510) di forma ottagonale, che riproduce in piccolo la Cupola di Santa Maria del Fiore. Noto ai più come "la cupolina", si trovava un tempo in aperta campagna, mentre oggi è circondato dal traffico veicolare di via Pratese e "sovrastato" dai piloni della nuova linea ferroviaria Firenze-Officine di Brozzi-Campi Bisenzio.

La zona antica di Peretola è composta da strette strade, tipiche del borgo di campagna, costellate di tabernacoli e dove si aprono numerosi corti e cortile attorno ai quali si disponevano le case secondo il tipico schema dell'edilizia contadina. Alcune di queste corti risalgono fino al XIV secolo, ma ebbero un notevole sviluppo tra Sei e Settecento. Vi si affacciano varie case ed hanno denominazioni curiose o pittoresche. Le corti, separate dalla strada da un passaggio ad arco o coperto talvolta ancora da travature lignee, rispondevano alla naturale esigenza di aggregazione tra le famiglie della zona.

Tra le vie L. Gori e G. Piantanida, si può ammirare il Palagio degli Spini o Villa di Motrone , costruito per la famiglia Spini dall'architetto Santi di Tito.

L'importanza come snodo ai confini della città è testimoniata da alcune architetture novecentesche, come la sottostazione elettrica, interessante esempio di architettura funzionale del Ventennio, o il più recente Meeting Point di Firenze Nord, un'interpretazione in chiave moderna (1999) di elementi tradizionali dell'architettura fiorentina, come il porticato. Citazioni letterarie

Il borgo di Peretola fu l'ambientazione della celebre novella "Chichibio e la gru" del Decameron di Giovanni Boccaccio (...il quale con un suo falcone avendo un dì presso a Peretola una gru ammazzata...) e venne pure citato, a causa della pessima qualità del vino che vi si produceva, da Francesco Redi nel suo "Bacco in Toscana" del 1685 (vv. 518-520)

Peretola è anche il luogo di ambientazione della divertentissima novella LXIV del Trecentonovelle di Franco Sacchetti ("Agnolo di ser Gherardo va a giostrare a Peretola, avendo settanta anni, e al cavallo è messo un cardo sotto la coda; di che movendosi con l'elmo in testa, il cavallo non resta, che corre insino a Firenze").

La cattiva qualità del vino di questa zona doveva essere davvero proverbiale. Nel 1593 il Collegio degli Osti di Firenze lanciò una scherzosa condanna contro gli Accademici della Crusca in cui si stabiliva che ai dotti linguisti non venisse servito altro che il pessimo vino delle "Cinque Terre di Toscana" ovvero Brozzi, Quaracchi, Peretola, San Donnino e Lecore, così chiamate in contrappasso alle celebri Cinque Terre liguri, produttrici di vini eccellenti. Il vino di queste terre a detta degli osti era particolarmente cattivo e sapeva di botte, di secco, di muffa, di leno, di cuoio, di marcorella. Un proverbio tradizionale fiorentino assegna anche agli abitanti della zona un'imbarazzante nomea: "Peretola, Brozzi e Campi la peggio genia che Cristo stampi."

Lo scienziato e scrittore Francesco Redi scrisse un racconto, intitolato "Il gobbo di Peretola" dove si narra la storia di un gobbo di questa località che, invidioso della buona sorte toccata ad un altro gobbo guarito dalle streghe di Benevento della sua malformazione, s'era recato senza indugio laggiù, ma, avendo trattato male le streghe, era stato punito con l'aggiunta d'una seconda gobba.

Pasquale Festa Campanile, nel suo celebre film Il soldato di ventura del 1976, fra i 13 italiani recuperati da Ettore Fieramosca per affrontare la sfida contro i francesi di de La Motte, fa comparire un immaginario Albimonte da Peretola, esperto spadaccino e genio sulla falsariga di Leonardo da Vinci, inventore della mossa segreta di scherma che da lui prende il nome.

Per concludere le citazioni letterarie, Peretola viene nominata da Aldo Palazzeschi nelle prime pagine del romanzo di Aldo Palazzeschi Sorelle Materassi.

 

 

 

Guccini

 

Francesco Guccini
ancora un catante di successo ha scritto

tante canzoni.
tra le quali il vecchio e il bambino la

bomba alla stazione di Bologna  
Dopo  la guerra Francesco Guccini torna

nella sua città modena da emiliano si

affeziona alla famiglia   finite le scuole

va a lavorare come giornalista per la

Gazzetta di Modena. Nel  1961 si trasferisce

a Bologna e si iscrive poi fa l' universita.

La carriera musicale di Guccini comincia

alla fine degli anni '50, quando entra a far

parte di gruppi rock. Nel 1961 scrive la sua

prima canzone ("L'antisociale") e l'anno

dopo scopre Bob Dylan. Negli anni '60 si fa

conoscere soprattutto come autore

("Auschwitz" per l'Equipe 84 e "Dio è morto"

per i Nomadi, di Augusto Daolio) ed è

vittima di una censura all'italiana: "Dio è

morto", canzone di profonda spiritualità -

trasmessa persino da Radio Vaticana - viene

censurata dalla RAI, perché considerata

blasfema .24 agosto 2020

 

Due Papi

IL PRIMO PAPA SI CHIAMAVA  PIETRO ERA UN PESCATORE INSIEME A SUO FRATELLO ANDREA.
IO MI RICORDO DI QUANDO ERO PICCOLO C'ERA PAPA RONCALLI,  nato Angelo Giuseppe Roncalli (Sotto il Monte, 25 novembre 1881 - Città del Vaticano, 3 giugno 1963), è stato il 261º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica (il 260º successore di Pietro), primate d'Italia e 3º sovrano dello Stato della Città del Vaticano (accanto agli altri titoli connessi al suo ruolo). LUI ERA DETTO IL PAPA BUONO MENTRE PIETRO ERA QUELLO CHE RINNEGO' GESU'.

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